Lettera da Londra 07

September 24, 2015

L’elezione a leader del Labour Party di Jeremy Corbyn ha improvvisamente scatenato i media della perfida Albione come raramente avevo visto negli ultimi tempi su questa isola.

 

Su di lui sono piovute accuse e minacce, timori e terrori, gli spettri che l’ingessato establishment politico-istituzionale britannico in genere evita di far uscire dal proprio oscuro armadio, e che comprende anche una nuova serie di scandali di pedofilia dagli anni 70.

 

Ma Corbyn ha anche suscitato le speranze di migliaia di persone, giovani in gran parte, che si sono iscritti al partito  laburista nell’ultimo mese e che egli vuole utilizzare, come ha dichiarato nel suo discorso di 50 minuti alla Conference di Brighton  in settembre, tentando di recuperare il morale delle sue truppe (divise anche al proprio interno, soprattutto nel gruppo parlamentare) dopo la batosta elettorale di maggio, che ha travolto soprattutto i Lib-Dem, alleati dei conservatori negli ultimi 5 anni. Tim Farron, il nuovo leader, ha tentato di scrollarsi di dosso le responsabilità del suo decimato partito (8 deputati in tutto nel nuovo parlamento) e mi è parso quasi Che Guevara in alcuni passaggi del suo discorso al Congresso.

 

Le elezioni  hanno anche premiato una nutrita pattuglia di deputati scozzesi (alcuni giovanissimi) piovuti a Westminster e il cui ruolo in Parlamento non è ancora definito. Lo Ukip del clown Farage, che aveva rassegnato le dimissioni e poi se le era rimangiate in 48 ore, ha eletto 1 deputato e ora si dedica alla campagna per fare uscire la Gran Bretagna dall’Europa nel prossimo referendum, i cui contorni rimangono avvolti nella bruma autunnale di questi tempi.

 

 

Solo 3 flash che ancora mi rimangono in memoria: il generale inglese che incita all’ammutinamento se Corbyn dovesse diventare fra 5 anni Primo Ministro, il “prepaid government”  di Cameron, governo prepagato dagli hedge funds poi ricompensati con leggi ad hoc (citazione dall’intervento dello Spettro marxista alla Conference), e la denuncia del tentativo conservatore di modificare le circoscrizioni elettorali per rendere più difficile e limitare la iscrizione alle prossime liste elettorali di una parte della popolazione, indovinate voi quale…(in inglese si chiama gerrymandering).

Per chiudere il panorama politico la Conference a Manchester del partito uscito vincitore alle elezioni di maggio ha visto un durissimo intervento della Home Secretary Theresa May sulla immigrazione e i rifugiati (questo tema ha occupato il 90 per cento del suo discorso), sconcertando addirittura il cronista politico della BBC per la orgogliosa affermazione nazionalista che la Gran Bretagna risolverà da sola questa situazione, senza consultare i paesi europei e cacciando chi non ha titolo a restare sul suo suolo per sfruttare il Welfare state, mostrando compassione solo per i veri bisognosi di asilo politico e protezione umanitaria.

 Il sindaco di Londra Boris Johnson, che termina il mandato nel 2016, e amministra la capitale con un 40% di non British presenti, da abile intrattenitore di platee ha candidamente affermato, tra le altre cose, che la sua città collasserebbe (would collapse) senza queste persone, e che un capitalismo dal volto umano, di cui è ardente sostenitore, deve migliorare le loro condizioni di vita. Sembravano i ruoli del poliziotto buono e di quello cattivo che si passavano la palla sull’accusato( di che colore?)

De-Cameron ha chiuso il tutto nel giorno finale: penso che voi  (quasi) tutti abbiate seguito le informazioni sulla stampa italiana e non.

2 flash anche qui dal suo discorso: la Gran Bretagna è in coda alle classifiche dei paesi industrializzati per mobilità sociale (!) – se penso alle visionarie dichiarazioni e convinzioni dei molti italiani piovuti qui in fuga dal Bel Paese con in testa l’abbaglio che questa è la terra in cui puoi fare carriera se lavori sodo….

Poi la denuncia di un fenomeno linguistico/sociale: molte persone che inviano CV per colloqui di lavoro tentano di cambiare il loro nome reale se questo suona come “etnico” e non “bianco”, cosa che li escluderebbe a priori da una prima valutazione e selezione per il lavoro. Se questa è la Land of Freedom e pari opportunità come citato nel motto dei conservatori a Manchester….

 

Dimenticavo di segnalarvi il fatto che durante la conference di cui sopra circa 60.000 manifestanti si sono accampati e hanno circondato  con variopinte proteste i Tories, creando alla polizia alcuni problemi (19 arresti) e dando voce a spezzoni della società britannica degli esclusi, degli sfrattati, di quelli che saranno a breve colpiti dalle misure del governo in materia di tax credits e housing benefits, cioè in italiano semplice molte migliaia di famiglie perderanno circa 1.300 sterline all’anno di introito.

 

Da Albione a Trinacria: “Torno indietro” – breve lettera dalla Sicilia di Antonio, il giovane fotografo con cui avevo lavorato al NHS di Westminster.

 

“Ritorno in Sicilia, volutamente in un momento particolare della mia vita; tra circa un mese diventerò padre.  Torno lasciando Londra, dove ho vissuto otto anni e dove posso dire di essere un po’ cresciuto. Lasciare questa grande capitale non è stata una scelta difficile, probabilmente perché sia io che la mia compagna, con o senza figli, già immaginavamo di ritornare a una vita più lenta.  Di certo c’è che ho sempre creduto che non avrei voluto crescere un figlio in una metropoli, per questo ho avuto un certo richiamo, una volontà di ritorno all’origine. Cosi torno indietro. A Trapani sono nato e cresciuto, e per la prima volta dopo anni, sono tornato senza un biglietto di ritorno; vivendo senza l’angoscia di aspettare quel giorno dove avrei preso l’ultimo aereo da Palermo per Londra Stansted, ammirando il mare di Punta Raisi insieme ai miei che si sarebbero fumati l’ultima sigaretta prima di salutarci. Ripeto, non è stato difficile lasciare Londra, in questa occasione, nonostante faccia male pensare che ho lasciato per il momento buona parte dei miei amici e qualcosa in più. Ho subito creduto che la mia terra avrebbe avuto gli ingredienti ideali, affinché Benedetta avesse  una gravidanza serena e piacevole; difatti trascorrere le giornate in campagna, una lunga estate e soprattutto una madre premurosa, sono stati dei dettagli non da poco. Per certi versi siamo tornati indietro, anzi in tutti i sensi; d’altronde, chi ritorna in Sicilia? Dalla Sicilia di solito la gente se ne va, chi per lavoro, chi perché gli sono finite le ferie, chi per crescere e studiare; tranne i migranti (o rifugiati), gli unici che trovano nella Sicilia la salvezza, e che vedrai galleggiare insieme ai suoi abitanti, viaggiando su e giù nel loro limbo. E’ banale dire che la Sicilia è indietro, se continua ad essere vissuta dall’indifferenza e da poche teste che guardano solo alle loro vite; la Sicilia ha bisogno dei suoi giovani, ma soprattutto ha bisogno che i suoi giovani non scappino. E’ difficile lasciare un sistema come Londra, dove ci sono delle certezze, dove ti puoi affidare a delle regole, dove vai sempre avanti. E’ anche difficile lasciare Londra, dove vedi il mondo, come in un perenne viaggio, incontrando culture e storie provenienti da ogni dove.

Scelte, ognuno va incontro a delle scelte, che ovviamente non sono uguali per nessuno. Per me tornare indietro significa anche rallentare, trovare uno spazio per dedicare piu’ tempo a se stessi, cercare e percorrere delle nuove strade; cambiare direzione. Per il momento sono contento di essere tornato indietro.”

 

Serena, conosciuta una sera all’IIC di Londra:

“Abito da 30 anni in questa splendida città e malgrado mi senta completamente italiana, le mie rimpatriate sporadiche e la lettura dei giornali non sono sufficienti a darmi un’idea chiara di come sia la vita in Italia. Percepisco però che i divari di reddito siano notevoli in entrambi i paesi. Incontro alcuni dei nuovi Italiani a Londra in momenti inusuali della loro vita, nei posti di polizia dove li aiuto a comunicare nella lingua che non hanno tempo di imparare e dove in molti casi constato la difficoltà del non vivere, l’annaspare per rimanere a galla.

Londra è una città incredibile che offre illimitate opportunità per chi è in grado di usufruirne, ma gli affitti sono costosi e il lavoro non qualificato notevolmente sottopagato. Alcuni dei ragazzi che incontro lavorano 60 ore alla settimana con turni assurdi. Nell’unica giornata libera settimanale devono sbrigare tutte le loro faccende e cercare di mantenere una socialità che in genere è ristretta al proprio circolo di Italiani e al massimo include alcuni amici europei. Dormono poco, abitano in case sovraffollate, rischiano l’esaurimento e quando finalmente escono, finiscono per trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato o a bere troppo e perdere il controllo. Purtroppo la mia esperienza non esula da casi gravi di persone la cui salute mentale è venuta meno, casi di suicidi e omicidi.Alcuni cercano di arrotondare il salario cercando di vendere piccole quantità di stupefacenti nelle discoteche; chiaramente vengono identificati subito, spesso dai buttafuori che proteggono gli spacciatori regolari. Altri, soprattutto quelli in vacanza, decidono di rifarsi il guardaroba da Primark, il negozio più economico di Londra, evitando di passare per la cassa, ignari delle numerosissime telecamere a circuito chiuso. Poi versano lacrime da coccodrillo e se la cavano con un avvertimento formale.

Spero che la mia presenza consapevole sia d’aiuto a questi italiani smarriti, anche se non mi è permesso consigliare e confortare apertamente.Per fortuna questo è solo un piccolo aspetto della vita londinese degli Italiani, quasi un mondo parallelo, completamente opposto a quello degli imprenditori di multinazionali che incontro durante riunioni d’affari.

 

Un riscontro che faccio spesso è che il livello di agiatezza è inversamente proporzionale alle buone maniere esercitate dalle persone, di qualsiasi nazionalità siano.”

 

Con questo vi saluto qui, care amiche e cari amici lettori della mia lettera da Londra, dicendovi che è uscito il mio secondo libro fotografico Overseas, Oltremare, Altrimari e che lo presenterò , oltre che a Londra, in Emilia-Romagna e altrove.

 

Ciao…..

 

 

 

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